
André Beuchat nato a Neuchâtel il 16 dicembre 1956, acquafortista a Toccalmatto. Top dell’acquaforte svizzera. Top dell’acquaforte italiana per mamma veneziana. Maestà e visione dell’acquaforte. Realtà fantastica e mistero. Una grande orchestra di segni dove nessuno strumento stona. Beuchat si rifà a Beuchat. Fa fogli incisissimi come Beuchat. E quando sembra rifarsi a…si rifà a Beuchat. Se qualcuno ricorda la differenza fra bellezza e sublime che fa Kant in un libretto per nostra fortuna breve…beh Kant evidentemente si riferisce a Beuchat che non credo l’abbia letto. In ogni caso cerca la bellezza e stampa il sublime. Incide a fili più che a segni …
Leo Stein, 1999
André Beuchat è nato a Neuchâtel nel dicembre del 1956. Vive a Toccalmatto, vicino a Parma.
Scuola: fuoriscuola. Biografia: dopo aver aperto un laboratorio di ceramica, inizia nel 1986 la sua attività di incisore presso la Scuola Internazionale di Grafica a Venezia. Ma il suo vero apprendistato lo fa con se stesso approfondendo da autodidatta le varie tecniche. Corpus calcografico: 470 incisioni. Tecnica preferita: acquaforte. Soggetti prediletti: interni, nature morte con orologi, libri, scalinate, case in rovina, giardini abbandonati, meccanismi, figure mobili e immobili. Note stilistiche: classico, impressionista, metafisico, immaginario. Beuchat incide lo scorrere del tempo su cose immobili e disarticolate, polverizzate in una morte prematura, in un tattile abbandono, La sua sintassi è classica e la sua pagina può permettersi qualunque avventura stilistica, qualunque forzatura. Beuchat è alla ricerca del “sublime”. Catalogo generale: (presentazione di Paolo Bellini e di Nicole Minder), Modena, 2000.
Dizionario dell’incisione figurativa italiana contemporanea , In club, Firenze, 2000
…..a dominare, nell’opera di Beuchat, è però soprattutto quel “ colore” quasi d’argento e cenere ….
…è sempre una questione di linguaggio: quel sottile puntinato o quel filo esile, fine, che non è mai tratteggio, ma leggerissima trama; senza velature né grigi fondi (come d’acquatinta), ma in un inchiostro nero perfettamente dominato nelle sue intensità, sino a graduar la luce in un realismo puntuale, che sa d’un qualcosa di magico, mai convenzionale, irreale, ai limiti del sogno…
…le sue acqueforti sanno, dunque, d’una visione ad occhi aperti, d’una sorta di fiaba dai soggetti a volte notturni, ma più spesso sapendo di interminabili meriggi, dominati dal silenzio: come quando ci si sente sospesi tra il sonno e la veglia e ogni suono si smorza, sino a perdersi. Ma, intanto, i verdi sipari di Beuchat stanno immobili, come persi, fuori del tempo, in uno spazio tutto loro…
Angelo Dragone, ottobre 1997
…dagli atri muscosi, dai fori cadenti…chissà perché, osservando le acqueforti di André Beuchat, mi si affacciano alla mente questi versi del Manzoni. L’artista, che è nato nel 1956, sembra decisamente troppo giovane per ritrarre atmosfere che non esisterei a definire gotiche. Le facciate fatiscenti di case che appaiono vuote da tempo immemorabile, i rampicanti abbarbicati a mura diroccate che divorano lo spazio e cancellano i contorni delle abitazioni, le mensole di libri polverosi e sfogliati all’infinito, accatastati in una babele di forme e dimensioni, la profusione di canditi teli mossi dal vento e penzolanti da finestre ormai abbandonate, che si aprono sulla strada come pensose occhiaie vuote, i viottoli oscuri che serpeggiano nel bosco portando chissà dove… Questi i soggetti che l’artista propone e ripropone a se stesso e ai suoi estimatori, in un’incredibile varietà di interpretazioni, tutte magistrali e tutte accattivanti.
Atmosfere inquietanti
Vien voglia di varcare quelle soglie oscure, di percorrere quei sentieri che si perdono nel nulla, di sfogliare quei libri e quaderni che altri hanno consultato prima di noi, di sollevare quei tendaggi misteriosamente appesi alle finestre. Vien voglia, è vero, ma spaventa quello che vi si potrebbe scoprire, ed è forse questo alternarsi di sentimenti che tanto affascina nelle opere di André Beuchat.
Tutto quanto ritrae è così preciso, così minuziosamente definito che si è portati a dimenticare la finzione del disegno tracciato in punta d’acciaio su una lastra di rame e a confonderla con la realtà più concreta e tangibile.
Sì, perché l’artista è un incisore e la tecnica dell’acquaforte gli è tanto congeniale da permettergli di piegarla al suo volere, di far vivere le sue opere anche in chi le guarda e vi si perde. A me sembra inoltre un narratore superlativo: in ogni sua incisione intravedo l’ordito di una storia, pronto ad essere tessuto dalla fantasia di chi osserva e se ne lascia trascinare.
Un mondo interiore
Le prospettive allungate, che fuggono verso l’alto ma fanno al tempo stesso in profondità, il ripetersi di scalinate che sembrano non finire mai richiamano alla mente la missione dell’essere umano, che è chiamato ad elevarsi pur riconoscendo la sua pochezza e l’immanità dello sforzo. Alla complessità dei soggetti André Beuchat contrappone la purezza estrema delle linee. Un artista serio e preparato come lui, che ha scelto una tecnica le cui origini risalgono all’400, induce al porsi qualche domanda sull’uomo che si cela dietro opere tanto incisive.
L’arte vista dall’artista
Di padre svizzero, André Beuchat nasce a Neuchâtel nel 1956, ma la sua formazione artistica si compie tra Roma e Venezia. La madre è infatti veneziana ed è probabilmente alla cultura italiana che l’artista deve la morbidezza del tratto, la ricchezza inesauribile dell’immaginazione e la capacità di abbinare il rispetto della tradizione a un’interpretazione moderna dei soggetti trattati. Modesto e poco incline a seguire le mode, si è fatto dell’arte un concetto tutto suo, che ricusa le opinioni ridondanti di molti critici. Dice infatti in suo scritto: << Che cos’è l’arte? È una domanda che non mi pongo mai; forse perché lavoro molto, forse perché l’opera d’arte rimane comunque un mistero e ogni parola per spiegarla è inadeguata. L’emozione di un segno tracciato su una lastra di rame o di una pennellata su una tela mi immerge nel silenzio. Per me l’arte è contemplazione è piacere dello spirito che coglie il significato della natura con gusto, decisione, pazienza. È una lezione di sincerità in cui la più preziosa ricompensa è la gioia di dare il meglio di sé. Se non c’è verità interiore non c’è arte >>…
Adriana Torrazza
…Gli aspetti della sua poetica si costruiscono nelle forme di un’architettura leggera, aerea e maestosa allo stesso tempo in cui il senso dello spazio si stempera nella sintesi costruita con la tecnica di una sperimentazione complessa, con tagli di luce e rovine della storia futura, ma non troppo…
… L’incontro con i brandelli di una realtà che da immagine si fa rovina è aspetto di una particolare idea del fluire della memoria collettiva: sintesi di un incontro con i problemi della polis ed il suo impossibile recupero…
Giuliano Petracco
… c’è nelle sue incisione, l’atmosfera idilliaca di una realtà sublimata da ogni pesantezza descrittiva; egli giunge a realizzazioni di una bellezza idealizzata ricca di valori.
Lino Lazzari
| © 2010 | www.siteweb.ch |